La chiesa di San Giovanni Maggiore

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2015

 

La storia della chiesa di San Giovanni Maggiore

Ad un chilometro e mezzo a sud di Panicaglia, in direzione del capoluogo Borgo San Lorenzo, alla fine di un viale affiancato da cipressi, giungiamo alla pieve di San Giovanni Maggiore.

Questa risale, almeno dai documenti conosciuti, all'incirca all'anno 941 d.C. e dominava su un lago, oggi completamente asciutto, dall'alto della sua posizione, e probabilmente fu costruita sopra i resti di un altro edificio citato nei suddetti documenti come castellare novum o castellarium novum.

Nel 1001 la chiesa divenne patronato dei Minerbetti, una ricca famiglia del luogo di cui troviamo le copie in gesso di alcuni busti in terracotta i cui originali si trovano presso il Museo Beato Angelico di Vicchio (FI),

Questa chiesa fu riedificata negli anni 1510 - 1530 grazie ai contributi dell’Arcivescovo Francesco Minerbetti e successivamente restaurata nel 1930.


La struttura della chiesa


Pianta rettangolare, divisa in tre navate, di chiaro stile romanico, la chiesa ha subìto diverse ristrutturazioni che ne hanno modificato alquanto l'aspetto iniziale.
Dell'antica struttura romanica restano il caratteristico campanile, a base quadrata per un terzo dell’altezza e finestre monofore, e il bellissimo ambone, ovvero il pulpito da cui venivano predicate le omelie, che è sorretto da tre esili colonne ed è decorato con deliziosi intarsi color "verde di prato", raffiguranti alcune anfore e pesci.

Un abbellimento fu apportato nel 900 con la costruzione del loggiato pervio all’ingresso della chiesa.

All’interno un crocifisso in legno del XV secolo troneggia sull’altare maggiore.


Parte dell’arredamento della chiesa si trova nel Museo di Vicchio ed è costituito da un calice bizantino del XIII secolo, da pianete, una coppa d’argento, un banco di noce, un reliquiario d’argento, una tela raffigurante il Salvatore, un quadro di San Giovanni Battista (dalla scuola di Giotto), un crocifisso di bronzo attribuito a Giambologna.

I Chini e la chiesa di San Giovanni Maggiore


Le navate novecentesche sono opera della manifattura Chini, in particolare Pietro Alessio Chini dipinse l'opera che caratterizza la navata centrale della pieve, il "battesimo di Cristo", sulla volta centrale costruita a suo tempo con canne di bambù: la decorazione è incorniciata da un motivo a finte mensole prospettiche, come si può notare dalla fotografia qui a destra, un festone vegetale dorato dallo stile molto raffinato.
Sempre a Pietro Alessio Chini è da attribuire la decorazione del soffitto della scarsella e forse anche quella della navata di sinistra, opere che mostrano un'artista ben inserito nell'ambiente "accademico" fiorentino e felicemente in possesso di una raffinata e fantasiosa vena decorativa.
I motivi a finti cassettoni con rosette che circondano il suddetto affresco sono invece frutto della mano di Dino Chini.
Successivamente, durante il restauro del 1912 curato dall'ingegnere Niccolò Niccolai e da Galileo, la chiesa, per mano di Dino Chini fu rivestita internamente da piastrelle sulle pareti, a imitare un rivestimento marmoreo. Rivestimento che fu successivamente tolto.
Sembrano da attribuire sempre a Dino Chini le decorazioni della lapide dei caduti, coronata da un bel festone vegetale dipinto che scende lungo i lati della lapide, e quella a finto tendaggio che si trova sulla sinistra dell'altare maggiore, recante due stemmi e la data del 1930.
Sempre dalle Fornaci San Lorenzo uscirono anche le piccole croci realizzate in ceramica applicate ai pilastri e alle pareti, nonché le formelle della "Via Crucis" e l'acquasantiera posta all'ingresso sinistro della chiesa.
Le finestre delle navate sono composte da due ordini di vetrate multicolori con deliziose decorazioni che fanno da sfondo agli stemmi araldici delle più illustri famiglie della zona (Calamai, Ciampi, Cipriani, Minerbetti, Papini, Piattoli, Rossi, Torrigiani,...), assieme a quelle di Papa Pio X, del Cardinale Mistrangelo, arcivescovo di Firenze all'epoca, e della locale Compagnia del SS. Sacramento.
Anche altre due vetrate, la prima delle quali raffigurante l'Angelus Dei si trova sul lato destro del presbiterio, e una seconda, collocata in una finestra tamponata della parete di fondo del presbiterio e recante gli stemmi sia dei Savoia che di Papa Pio XI, sono da attribuire all'estro dei maestri delle Fornaci, mentre i telai in ferro si devono al fabbro di Luco di Mugello Carlo Torelli.
Sulla stessa parete sono murate due grandi lapidi, collocate nell'anno 1919 a ricordo dei numerosi caduti della Grande Guerra (1915-1918), e per le quali la manifattura Chini ha realizzato i componenti ceramici.
Sotto quella di sinistra si trova un'altra targa rotonda con un festone vegetale ceramico, mentre all'esterno della chiesa, sotto al loggiato, di fianco alla porta centrale è murata la targa celebrativa del settimo centenario della morte di San Francesco d'Assisi, realizzata da Augusto Chini nel 1926.

Ultimo aggiornamento  giovedì 1 gennaio 2015